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Casa Colonica – Dwór di Łopuszna

 

DWÓR DI ŁOPUSZNA
34-432 Łopuszna
 

Viaggiando da Nowy Targ in direzione di Czorsztyn vale la pena di sostare presso il villaggio di Łopuszna, adagiato ai pedi dei Gorce, e di visitare la casa colonica di tipo dwór: antica dimora di famiglie nobili di patrioti come Lisicki, Tetmajer e Lgocki.

La storia del podere di Łopuszna affonda le proprie radici nel ‘500. La casa signorile fu costruita molto tempo più tardi, nel 1790 ca., da Romuald Lisicki, reduce dalla Confederazione di Bar. La prima descrizione stampata del dwór si trova nell’opera Giornale dal viaggio sui Tatra di Seweryn Goszczyński, pubblicato nel 1851. L’autore, poeta di epoca romantica, congiurato dell’insurrezione di novembre, successivamente alla disfatta dell’insurrezione si rifugiò a Łopuszna.

“Una casa di legno in stile locale dei nostri dwór appartenenti ai nobili, spaziosa, costruita a regola d’arte e in modo solido, arricchita da un portico come ogni altro, e nel portico giacciono panchine per sedersi, come le vediamo dappertutto. [...] davanti casa un ampio cortile con un’altra casa più piccola sulla sinistra, quindi un’officina in cui si trovano la cucina e l’abitazione della servitù, sulla destra è circondata da edifici rurali”

Questa è la descrizione di Sewery Goszczyński del 1832 che servì, perché ne elaborasse una rappresentazione, a Stanisław Cercha, pittore e disegnatore di Cracovia, autore della monografia mai pubblicata intitolata Łopuszna (villaggio nella provincia di Nowy Targ) [...], 1891.

Ai tempi del soggiorno di Goszczyński a Łopuszna, i proprietari del podere erano Leon Przerwa-Tetmajer con la moglie Ludwika dei Lisiecki. Dopo la morte di Leon, avvenuta nel 1881, e di Ludwika, nel 1889, Łopuszna passò in eredità alla loro figlia, Kamila, la quale sposò Kazimierz Lgocki. Nel 1892 gli Lgocki attuarono dei lavori di manutenzione del dwór, modificandone l’aspetto. Le pareti di legno furono intonacate e ricoperte di calce, furono introdotti pali-colonne lignei di forma cilindrica, il cui compito era quello di alleggerire le pareti e sostenere il peso del tetto alto a mansarda.

Łopuszna passò successivamente in eredità ai figli di Kamila e Kazimierz, Aleksander e Stanisław. Nel periodo interbellico il podere restò nelle mani della famiglia Lgocki. Questi introdussero nello stesso periodo dei macchinari agricoli moderni e costruirono il più grande ovile nella regione del Podhale. Nei ricordi degli abitanti che vivono ancora a Łopuszna gli ultimi proprietari appaiono come persone modeste e buoni contadini. Dopo la guerra il podere subì la sorte di molti altri, subentrando nel possesso del Tesoro dello Stato e venendo destinato a sede dell’ente agricolo statale insieme al dwór e ad altre costruzioni che, utilizzati in modo improprio e privati di un’adeguata manutenzione, subirono un graduale deterioramento. Nel maggio 1978 il complesso fu accolto dal Museo dei Tatra. Da quel momento ebbero inizio lavori sistematici di restauro che interessarono l’intero complesso. All’interno del casolare è allestita la cucina e un’esposizione dedicata al villaggio di Łopuszna, alla storia del dwór, dei suoi abitanti ed ospiti. Accanto alla casa colonica è situata una piccola costruzione abitabile chiamata “gacek”, il cui nome deriva dallo pseudonimo di Bohdan Zaleski, poeta romantico della “scuola ucraina”, che vi abitò. Nel giardino sono visibili le cantine conservatesi della casa - magazzino nella quale soggiornò Goszczyński.

Esternamente al recinto della casa signorile, lungo la strada che conduce a Łopuszna, si trova una casa di legno, trasportata in questo punto dal villaggio. Nel 1980 il Museo dei Tatra la acquistò dai proprietari. Contrassegnata con il numero civico 105 essa apparteneva alla famiglia Klamerus, una stirpe molto numerosa con rami di parenti molto ampi a Łopuszna. La casa fu costruita nel 1887 da Jan Klamerus “Civetta”, come testimoniato dall’iscrizione sul palo sosręb nella stanza grande.

La casa dei Klamerus è arredata principalmente con oggetti acquistati nel villaggio e si compone di diverse stanze ben arredate: atrio, cucina chiamata izbecka, “stanza grande” e di spazi destinati all’ordinario uso domestico: la soffitta e il ripostiglio, addossato al retro della casa.

Dall’atrio destinato al deposito degli oggetti di uso quotidiano, come stoviglie, piccoli utensili domestici e agricoli, si passa alla izbecka. Il suo arredamento è modesto: una panca accanto alla stufa in cui riporre le stoviglie e la zyrdka - un palo sospeso alla parete di fronte che fungeva da appendipanni. Le stoviglie e i piccoli accessori da cucina erano tenuti in un armadietto aperto chiamato półka. Come in molte altre case anche qui possiamo vedere stoviglie risalenti a diversi periodi: dalle più antiche, in legno, argilla e ghisa, a quelle di produzione industriale in metallo smaltato, nonché prodotti di faience.

“La stanza grande”, giudicando già dal nome, indica un vano di rappresentanza molto più vasto della izbecka. Un elemento caratteristico della struttura della stanza è un imponente palo collocato sotto il soffitto, chiamato sosręb - tradizionalmente decorato lungo l’intera sua lunghezza con stelle (rosette) e iscrizioni riportanti di solito i nomi dei costruttori e la data della costruzione della casa. Un ruolo importante nella stanza era svolto dal tavolo. Attorno ad esso venivano consumati i pasti festivi e venivano accolti gli ospiti più importanti. A parte i mobili come il letto, la culla, la panca per i vestiti nella stanza grande, tra una parete e l’altra è appeso un palchetto decorativo chiamato listwa riportante una serie di “immagini sacre”; inferiormente ad esso veniva riposta della ceramica riccamente decorata. Come nella cucina, nell’izdebka un palo fungeva da armadio destinato alla funzione di appendipanni.

 


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Translated by Marzena Musiał & Silvia Bruni