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Cascina della famiglia Sołtys a Jurgów

 

Cascina della famiglia Sołtys a Jurgów
Jurgów 215
 

Jurgów è un villaggio situato nell’estremità a sud-ovest della regione dello Spisz polacco. Nel fitto centro abitato del villaggio si possono scorgere oramai pochi esempi dell’architettura di legno tipica della regione e case in muratura con facciate caratteristiche decorate secondo i criteri della tradizione locale.

I primi documenti che menzionano il villaggio, conosciuto sotto il nome ungherese di Gyurgow, sono datati al XVI secolo. La posizione del villaggio, il clima severo sfavorevole alle coltivazioni e la vicinanza dei monti Tatra condizionarono la vita degli abitanti. La fonte principale di mantenimento per gli abitanti di Jurgów era la pastorizia - le loro pecore pascolavano sulle alpi e radure di una grande proprietà privata nei Tatra Jaworzyńskie. Nel 1848, in virtù a un decreto di privatizzazione contadina, la proprietà dei pascoli passò ad essi. Nella seconda metà dell‘800 i pascoli montanari dei villaggi di Jurgów, Czarna Góra e Rzepiska, per via della concentrazione parcellare dei beni della Jaworzyna, furono inglobati nella proprietà del conte Christian Hohenlohe. Durante questa trasformazione, sia i pascoli sia le radure ai piedi dei Tatra furono comprati dalle mani dei contadini. Come equivalente dei terreni perduti per il pascolo gli abitanti ricevettero i pascoli situati nei pressi del villaggio; inoltre spettò loro la radura di Podokólne, in cui oggi possiamo incontrare delle capanne di pastori trasferite alle braccia degli abitanti più di cento anni fa dalle radure della Jaworzyna.

La cascina della famiglia Sołtys fu costruita nel 1861 dal bisavolo dell’ultimo proprietario, Jakub Sołtys. La casa passò in eredità ai posteri della famiglia. Dopo la II Guerra Mondiale una parte della famiglia si trasferì in una nuova casa. Nel 1982 la vecchia cascina fu acquistata dal Museo dei Tatra con l’obiettivo di allestirvi un’esposizione di tipo etnografico. A differenza della ricca cascina della famiglia Korkosz a Czarna Góra, la casa e le costruzioni rurali dei Sołtys costituiscono un esempio di cascina povera dello Spisz, del periodo a cavallo tra ‘800 e ’900.

La cascina, costruita interamente in legno, è composta dalla casa abitabile e da costruzioni di tipo rurale schierate e coperte da un tetto comune. La parte abitativa si divide in un atrio, una stanza e una rimessa. L’atrio è fatto di tronchi di legno e conduce all’unica stanza. Esso custodisce un serbatoio per il grano, recipienti in legno legati alla pastorizia: putnie per l’acqua, annaffiatoi, rajtopki per il latte e altri oggetti necessari in una cascina. Nella stanza si dormiva, si preparava da mangiare, si ricevevano gli ospiti. Le pareti della casa sono fatte di travi di legno squadrate; sotto il soffitto è visibile il sosrąb con un’incisione riportante la data di costruzione e un motivo a rosetta. L’arredamento della stanza è modesto. Esso comprende una stufa, che in passato aveva la fornace aperta nella quale si cucinava ponendo le pentole su treppiedi in ferro, drajfus, un letto, un palchetto per le pentole, una panca e un tavolo superiormente al quale in passato venivano appesi dei quadri dipinti su vetro, sostituiti successivamente da oleostampe. La decorazione della stanza consiste in arazzi tipici e stoviglie in faience appese sopra il tavolo. Il ruolo dell’armadio è svolto da paletti sistemati sopra il letto e vicino alla stufa.

Le costruzioni rurali della casina dei Sołtys sono composte da un ripostiglio per la legna chiamato jata, un ovile, un’aia e una stalla. Tutte realizzate con tronchi di alberi di picea e il tetto sormontato da una copertura in tavolette di legno sovrapposte. La jata serviva da ripostiglio per la legna e per la slitta chiamata gnatki, e spesso anche per gli utensili da tessitura non usati nel periodo estivo. L’ovile poteva contenere fino a trenta animali. Sulla terra battuta dell’aia si svolgeva la mietitura con correggiati e alcune operazioni di lavorazione del lino.

Nella stanza abitativa sono esposti esempi unici molto interessanti di costumi tradizionali di Jurgów risalenti alla fine del ‘800 e all’inizio del ‘900, che costituiscono una testimonianza del modo di vestirsi degli abitanti del villaggio, sia ricchi che poveri.

Il costume dello Spisz è molto differenziato e possiede alcune varianti. Una di queste, descritta dagli etnografi come “jurgowska”, interessava i villaggi di Jurgów, Czarna Góra e Rzepiska. Il costume tradizionale veniva realizzato principalmente con materiali naturali prodotti all’interno della casa - lana, lino o cuoio. In passato Jurgów possedeva due centri per la follatura ed era conosciuto come un centro della tessitura in cui venivano prodotti panni di lana, lino e sottili tessuti bordati che somigliavano a tulle. Alcuni elementi del vestito soprattutto femminile venivano eseguiti con materiali di fabbricazione. Era molto popolare il tessuto rosso chiamato janglia, con cui le donne montanare ricche cucivano le applicazioni o i gilet. Per la realizzazione di cuffie e i gilet venivano comprati cretonne, seta e broccato, mentre per applicazioni di vario tipo si ricorreva a diversi materiali da passamaneria che venivano acquistati a Kežmarok, in cui era in funzione un’industria tessile ben sviluppata.

Il costume da uomo era modesto, al principio composto da una camicia di lino grosso, calzoni “portki” bianchi di panno, mantello di panno grigio-marrone, montone, montoncino, una cinta larga di cuoio. Con il tempo il costume diventò sempre più ricco di ricami e altri ornamenti. Un decoro interessante del cappello del compare era un mazzo di fiori chiamato “piórka”, eseguito dalle damigelle con paglia, panno rosso e piume d’oca.

La collezione dei costumi tradizionali a Jurgów permette di seguire la sua evoluzione determinata da diversi fattori. Oggi, in corrispondenza delle feste religiose e familiari, gli abitanti del villaggio tornano ad usare sempre più frequentemente il vestito dello Spisz, cucito fedelmente al modello tradizionale.

 


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Translated by Marzena Musiał & Silvia Bruni